Enjore su StartupItalia

Capurso, estate del 2012. Sono i mesi più bollenti degli ultimi cinquant’anni: la temperatura media supera ogni giorno, abbondantemente e senza curarsene troppo, i venticinque gradi. Nonostante questo nella cittadina alle porte di Bari si sta svolgendo un torneo di calcetto. Anche chi non vi prende attivamente parte sfida volentieri la canicola di luglio: di fronte al pc di un’agenzia immobiliare del luogo si succedono senza sosta capannelli di persone. Consultano il sito del torneo, si prendono gioco dei perdenti, leggono gli sms pubblicati, scorrono la lista dei marcatori. L’allora ventiseienne Nicola Taranto vede quanto successo può riscuotere un torneo di paese e ha un’idea. Crea un’applicazione, Enjore, che permette agli organizzatori di dar vita a qualsiasi torneo vogliano. I visitatori possono commentare partite e prestazioni dare voti e giudizi, nonché sfottere gli avversari, anche attraverso il proprio profilo Facebook.

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Proprio la grande Effe rappresenta un trampolino formidabile per l’applicazione, i cui post iniziano a moltiplicarsi sulle bacheche social degli utenti. In poco tempo Enjore si fa conoscere al grande pubblico ed è, per fortuna, costretta ad ampliare la sua offerta. Il motore del sistema viene migliorato notevolmente, permettendo a chiunque di organizzare non solo tornei di calcio ma anche di pallavolo, tennis, calciobalilla, ma non solo. Si apre ai videogiochi, nello specifico alle simulazioni calcistiche, vecchio pallino di Nicola: già nell’ottobre 2013 nel sito si contano più di cento tornei videoludici, in tutta Italia, «da Asti a Catania».

Nello stesso periodo il sito viene tradotto in inglese e spagnolo, mossa che, poco dopo si rivelerà vincente. Una mattina di novembre, infatti, Enjore registra un discreto picco di click provenienti dalla Bulgaria e, alcuni giorni dopo, da Palo Alto, California. Provenivano tutti da due sedi del colosso Hewlett-Packard, i cui dipendenti, per un torneo interaziendale, avevano deciso di servirsi proprio del sistema made in Capurso.

Ormai, nel 2014, Enjore si presenta come una realtà affermata anche al di fuori dei patri confini, tanto da assurgere a sito web ufficiale della Rugby Commonwealth League, il torneo di palla ovale organizzato ogni anno tra le nazioni appartenenti all’ex impero britannico. Lo scorso settembre la crescita esponenziale della fama di Enjore ha portato a un aumento del traffico del 250% rispetto a due anni prima, segno che si tratta di un successo ben più che concreto.

Con l’incremento dei numeri va di pari passo l’evoluzione del motore di regole, che vede aggiungersi nuove discipline, come il paddle tennis, e innumerevoli varianti.

Adesso sull’impero di Enjore non tramonta, letteralmente, mai il sole. Da Capurso a New York, da Sofia a Medellìn, da Londra a Buenos Aires, da Valladolid a Monterrey: i tornei organizzati sotto l’egida di Enjore non si contano, né si geolocalizzano, più.

«Le potenzialità del sistema» confessa Nicola «sono pressoché infinite. Dobbiamo crescere con i numeri, implementare altre competizioni. Non ci vogliamo limitare allo sport: in futuro potremmo organizzare tornei di tutto». Del resto, parafrasando un celebre verso di Gaber, enjore è partecipazione.

di Jacopo Rossi su StartupItalia

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